SITO UFFICIALE

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Dojo Eleonora Krav Maga Training

domenica 16 maggio 2010

Difesa Personale al femminile


Gli ultimi dati Istat sulle aggressioni femminili sono sconcertanti!

In Italia circa 100.000 donne dai 15 ai 60, negli ultimi 3 anni, hanno subito molestie o violenze sessuali.

Inoltre, la maggiore parte di queste vittime non sono state in grado di reagire d’innanzi ad un’ aggressione fisica!

Ciò che emerge ancora più significativamente da questi dati è che nel nostro paese, nonostante una certa emancipazione e libertà di pensiero, nelle donne manca la cultura della difesa personale.

Molte donne, sbagliando, credono che praticare un arte marziale o un sistema di difesa personale sia solo appannaggio del “maschio”: queste sono convinte che a loro non possa mai capitare di trovarsi in una di queste situazioni dove spesso c’è in gioco anche la vita (sfortunatamente la cronaca nera recente insegna).

Purtroppo quando qualche donna diventa vittima di queste aggressioni diviene per la collettività solo un “dato statistico” e quei problemi psicologici che dovrà affrontare per tutta la sua vita, allo scopo di superare questo tipo di trauma, a nessuno più interessano.

Fortunatamente, oggi, sono sempre di più le donne che indossano guantoni, che praticano arti marziali e si iscrivono ai corsi di difesa personale, ma nonostante tutto ciò la percentuale, rispetto agli altri paesi europei, è ancora esigua.

Le donne italiane credono che praticando un’ marte marziale possono perdere la loro sensualità o possono diventare dei “maschiacci”, mentre è oramai assodato che le arti marziali danno armonia, equilibrio psicofisico e un tono muscolare completo e invidiabile da qualsiasi altra attività fisica.

Ma la difesa personale non è solo imparare a “colpire” bensì il metodo messo appunto dalla commissione tecnica della fesik di antiaggressione femminile, prevede, un iter formativo improntato in primis sulla prevenzione, cioè mettere in atto tutte quelle accortezze, tratte da situazioni realmente accadute, per tranne informazioni precise e dettagliate su come comportarsi per prevenire un’ eventuale aggressione.

Per questo motivo sempre più donne dello spettacolo, veline, attrici e cantanti si avvicinavano alle arti marziali o sport da combattimento e nello specifico al Krav Maga che proprio per la sua particolare origine ben si presta a questo fine.

Questi esempi di donne emancipate serviranno a smuovere le coscienze un po’ vetuste delle nostre donne?

M° Ciro Varone

Direttore tecnico nazionale settore difesa personale FESIK


Difesa personale e istinto


I metodi o sistemi di difesa personale oggigiorno sono sempre più richiesti e, nonostante ciò diventa sempre più difficile stabilire quali siano “i più adatti” e tali scopi. Tuttavia diverse persone sono ancora convinte che uno stile, scuola o metodo sia superiore ad un altro, mentre non considerano il fatto che prima di qualsiasi stile viene “l’uomo” con il suo vissuto e con il suo “corredo genetico”, e solo in secondo luogo il tipo di “addestramento” o arte.

Riuscire a vincere il turbamento di trovarsi in un “conflitto- scontro” non è legato alla tecnica bensì alla capacità di sottrarsi o reagire opportunamente a tale situazione che non sempre, in questi casi, riusciamo a controllare; la predisposizione alla lotta, alla sofferenza fisica e alla sopportazione al dolore fisico e allo stress psicologico è anche dato dall’ambiente in cui siamo cresciuti, dove viviamo e alla circostanza del momento.

Un amico, cintura nera terzo dan di karate,un giorno mi raccontò che mentre era in automobile con a bordo il figlioletto di pochi mesi ebbe una discussione con due persone per un parcheggio: sceso dalla propria autovettura uno di questi lo colpì con un pugno al volto e poi entrambi gli avversari con calci e pugni; lui non riuscì ad avere nessuna reazione perché il suo pensiero era rivolto al figlio che era rimasto solo in macchina, una volta rialzatosi e portato a casa il bimbo ritornò alla ricerca di questi due aggressori che nel frattempo, si trovavano davanti ad un bar ed erano diventati tre: li affrontò e li lasciò a terra tutti senza che questi potessero resistere alla sua rabbia.

Pochissime persone possono assicurare di essersi trovati di fronte ad un’aggressione armata e esserne usciti vivi: nel 1600 il famoso pittore Caravaggio(Michelangelo Merisi) fu aggredito da un uomo armato di coltello e nonostante le diverse ferite accusate da questo scontro riuscì a disarmare e ad uccidere il suo aggressore, ciò avvenne non perché l’artista praticava un’arte marziale ma perché c’era in gioco la vita e lo stesso pittore era conosciuto come uomo decisamente irascibile e violento.

Da questo episodio, come da tanti altri ancora, si desume che in uno scontro non sarà mai solo la tecnica a vincere ma tanti altri fattori concorreranno alla riuscita, lottare per strada non è sicuramente come lottare per una coppa o una medaglia, la lotta sportiva è una scelta, difendersi per la vita è una necessità legata alla sopravvivenza; pertanto gli impulsi sono decisamente diversi: in una gara non uccideremmo mai il nostro avversario mentre per sopravvivere potremmo invece essere costretti a farlo, la guerra ne è l’esempio più lampante.

La scienza ci dice che sotto la nostra corteccia cerebrale due parti del cervello chiamate amigdala eludono i centri cerebrali superiori della corteccia per attivare un sistema emotivo del cervello (sistema limbico) che avvertendo una situazione di pericolo entrano

in azione.

Dopo di che l'amigdala riceve ulteriori informazioni più precise che vanno a correggere quelle “istintive” e di conseguenza ci porta a raziocinare sulla reale situazione e a decidere sul da farsi ragionatamente.

L'amigdala è geneticamente programmata a rispondere ai cosiddetti stimoli “preparati”, come un attacco improvviso o un pericolo inaspettato perché la stessa fa parte del sistema emotivo del cervello e risponde geneticamente alla legge della sopravvivenza.

Come quando qualcuno inaspettatamente ci giunge alle spalle per farci uno scherzo: da prima la nostra reazione sarà guidata dall’amigdala che ci farà reagire a seconda della nostra “mappa genetica”, inibendoci oppure mobilitando la nostra aggressività, in secondo tempo entrerà in gioco la razionalità che ci farà capire, attraverso un supplemento di informazioni, che era solo uno scherzo fatto da un nostro conoscente e che non stiamo correndo nessun pericolo.

In questo secondo momento la corteccia è in grado di esercitare una sorta di controllo sulle nostre reazioni emotive controllate dall’amigdala che riceve segnagli più precisi dettati da un'analisi più attenta dei centri cerebrali superiori e ci riporta ad uno stato di

tranquillità interiore e fisica.

Le reazioni di sopravvivenza si possono identificare attraverso la prossemica e i segnali “esterni” che il nostro corpo emana: la pelle d'oca, l'alterazione dei battiti del cuore, sudore a freddo; mentre altri segnali “interni” non visibili sono: la vista che si focalizza esclusivamente sull'oggetto del pericolo, l'udito che si “ovalizza”, sono avvisi di una attivazione delle nostre paure ataviche e l'istinto di sopravvivenza ci dice “scappa o lotta”.

Tali sensazioni sono state innescate dalla linea diretta tra i nostri sensi e l'amigdala, queste sensazioni particolari vengono anche chiamate “effetto tunnel”.

Questo “effetto tunnel” è un condizionamento dettato dalla necessità di difesa programmata geneticamente dalla nostra specie per sopravvivere alla selezione naturale della vita. Secondo il professor Ian Robertson ciò accade perché il nostro cervello è stato modificato dall'associazione nel tempo da due eventi. Uno è dato dalle cellule che si attivano e si legano tra loro, l’altro invece, ogni singolo giorno della nostra vita il cervello viene plasmato e scolpito dall'esperienza in questo modo, senza che noi siamo consapevoli.

L'allenamento alla difesa personale o allo scontro “totale” ha l'effetto di sollecitare le connessioni tra la corteccia e l'amigdala che sono costrette a rispondere allo stress psicologico che uno scontro improvviso, imprevedibile e cruento può causare; l'accumulo di esperienze di lotta devono servire a creare un substrato di conoscenze programmatiche indelebili che scolpiscono una parte del cervello dove la razionalità riveste un ruolo marginale ma predominante a livello di istintività e riflesso assoluto.

Robertson assicura che alcuni tipi di apprendimento “occulti” sortiscono un effetto migliore se l'individuo non è consapevole; il cervello primario può essere programmato senza alcuna memoria consapevole e in questo caso l'amigdala è condizionata dall'esperienza vissuta inconsapevolmente, pertanto si ritiene che il miglior metodo di difesa personale è sicuramente quello improntato su questi principi.


M° Ciro Varone

Direttore tecnico nazionale settore difesa personale FESIK

Krav Maga: Adpting-Stress-Training


Difendersi contro un avversario armato è molto difficile e pericoloso; saper come programmare e dosare una sequenza attendibile d’intensità di allenamento è ancora più problematico, anche perché quando ci alleniamo con un compagno in una situazione rilassata le sensazioni che si provano sono decisamente più limitate e blande di quando ci si trova nella realtà: chi ha avuto la sfortuna di essersi trovato in questa situazione sicuramente concorderà con quanto sto scrivendo.

La difesa da un attacco di coltello si differenzia molto da quella di un attacco a mani nude in quanto, come dice un caro amico poliziotto, in questi casi, contro un’arma vera:

“non abbiamo la possibilità di fare il rewind”, per questo motivo i nostri colpi devono essere efficaci, precisi e fulminei come appunto lo è anche l’arma che ci troviamo di fronte, diversamente saremo spacciati ancora prima di iniziare!

Sapersi predisporre, con la posizione del corpo, con la collocazione nell’ambiente circostante e naturalmente in primis anche psicologicamente determinerà la possibilità di

sopravvivere o sopperire dinnanzi a tale evento: esitare, fare un spostamento sbagliato, anche millimetrico, in più o in meno potrebbe “costarci molto caro”, pertanto è opportuno e fondamentale che l’allenamento contro l’arma sia più veritiero possibile, passando per gradi dai semplici coltelli di gomma morbida a quelli più duri a quelli di legno e in seguito a quelli di metallo per arrivare in fine a quelli veri, dove con le dovute protezioni si cerca di ricostruire l’eventuale aggressione, la “dose e la posologia” di tale esercitazione richiede molta esperienza e pazienza, con gradualità e obiettività si devono affrontare, appunto, attraverso percorsi particolari, tutte quelle situazioni tecniche-mentali stressanti che si verificano in determinati e particolari momenti, su questo tema molto è interessante la proposta che ci viene offerta dal sistema Krav Maga che in gergo tecnico viene definita “contact improvisation”, una sorta di “scala” di improvvisazione,sia per quanto riguarda l’aspetto tecnico che per quanto concerne quello mentale, un fattore determinate è la completa assenza di preparazione all’evento, cioè attraverso un particolare e innovativo percorso- metodo di addestramento dosato, si arriva al controllo delle proprie emozioni e alla percezione sensoriale del pericolo dei colpi con una “sensibilità superiore”, molto, molto utile a tal fine.


M° Ciro Varone

Direttore tecnico nazionale settore difesa personale FESIK

Come difendersi in ogni situazione di pericolo

Perch imparare a difendersi


Attualmente molte amministrazioni locali si stanno rendendo conto del dilagante problema della violenza sulle donne e non solo; alcuni vogliono giustificare tutto questo con la semplicistica definizione di “ percezione del pericolo” affermando che i dati dicono che le violenze sono in calo, ma che la gente si sente meno sicura di una volta e che pertanto la percezione del pericolo è molto più sentita di quello che è effettivamente nella realtà.

Nessuno di questi analisti cerca però di capire che la persona non è un numero o un dato statistico, se la “sensazione” di insicurezza è tanto avvertita può darsi che noi tutti ci sentiamo meno sicuri di una volta e che le nostre reazioni esagerate potrebbero provocare ulteriori violenze e dare atto ad una spirale di aggressività che, come la cronaca nera attuale insegna, ci porta a compiere azioni sconsiderate rispetto all’eventuale reale pericolo, o meglio a compiere azioni dove la difesa non è proporzionata all’offesa.

Il governo centrale con i nuovi decreti legge sulla sicurezza ritiene di avere fatto la “sua parte” per quanto riguarda la legge sulla violenza sessuale, sulla legittima difesa e sulla proprietà privata, sicuramente un passo avanti è stato fatto rispetto al vecchio e obsoleto codice Rocco; con queste nuove modifiche, infatti, a prima vista sembrerebbe che siano stati introdotti nuovi strumenti legislativi che garantiscono al cittadino onesto che chi commette crimini così deplorevoli venga messo in condizione di non poterli ripetere in futuro: questo è stato sicuramente un grande passo avanti per tutta la collettività, vorrei sperare che tutto ciò possa sempre più migliorarsi e dare una svolta decisiva anche al problema della difesa personale come strumento di extrema ratio .

Ritengo che sia estremamente utile anche il solo parlarne apertamente, con meeting, incontri tematici e sono inoltre convinto che bisognerebbe affrontare queste delicate tematiche già nelle scuole medie e superiori, senza quel falso moralismo legato a retaggi religiosi e bigotti, poiché tutto ciò è importantissimo per accrescere la consapevolezza che i veri “tutori della nostra sicurezza” siamo in primis noi che, con i nostri “atteggiamenti”, attiriamo, o scongiuriamo eventuali aggressioni.

La legge quindi esiste come pure le strutture a cui rivolgersi, tuttavia questi “impianti legislativi” entrano sempre in gioco “dopo che si è consumato il crimine”; allora che fare?

Molti si “militarizzano”: di fatto le vendite di coltelli, mazze da baseball, spray al peperoncino e armi da fuoco sono in continuo aumento e le prospettive future sono sempre più protese verso queste soluzioni.

In alcuni comuni si stanno istaurando le “ronde cittadine”, telecamere e sistemi di sorveglianza, anche gli appartenenti alle forze dell’ordine, consci dei cambiamenti che si stanno verificando nell’espletamento della loro professione, si rivolgono a specialisti della sicurezza e della difesa personale, sia per quanto riguarda quella a mani nude che quelle con armi, tutto questo non fa altro che farci pensare che i tempi cambiamo e che anche le risposte a tali trasformazioni devono essere sempre più mirate e finalizzate al bisogno di sicurezza metropolitano futuro: la sicurezza è sempre stato un problema personale e oggi lo è e lo sarà ancora di più in futuro, questo è un dato di fatto.

La difesa personale del ventunesimo secolo dovrebbe rispondere a tali esigenze, tenendo conto che in futuro ci saranno sempre più persone che gireranno armate, che una moltitudine di gente, con mentalità e culture diverse, si presenterà alle nostre porte, che per le persone “pacifiche e oneste” questo “mondo moderno” sarà sempre più come una giungla, dove vivere in pace senza sopraffare e farsi sottomettere dagli altri esseri umani, si presenterà sempre più ostico e difficile.

Come è solito dire un caro amico poliziotto:” non basta portare una pistola, bisogna saperla usare e soprattutto avere il sangue freddo per farlo nel momento opportuno”.

Sempre questo amico dice: “ quando estrai l’arma vuole dire che qualcosa nella tua strategia di prevenzione e difesa non ha funzionato, una volta estratta non si può rimettere l’arma in fondina come nulla fosse successo, e soprattutto se premi il grilletto non puoi fare il rewind”.

Tutto questo per fare capire che non basta comprare un coltello, uno spray o una rivoltella, per potere utilizzare queste armi bisogna esercitarsi quanto ci si dovrebbe esercitare a mani nude, con la differenza che le nostre mani e i nostri piedi sono “armi portatili”, sempre disponibili e utilizzabili in qualsiasi situazione e contesto ambientale.

Il tempo impiegato per imparare a maneggiare in sicurezza ed efficacemente un’arma può essere speso per apprendere un buon sistema di difesa personale che oltretutto mantiene il corpo in forma e la mente pronta ad ogni circostanza di lotta.