SITO UFFICIALE

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Dojo Eleonora Krav Maga Training

giovedì 25 agosto 2011

Tendinite: cosa si deve sapere


La tendinite è l'infiammazione di un tendine. Per capire come insorge una tendinite, bisogna conoscere la differenza tra un muscolo ed un tendine. Il muscolo permette grazie alla sua contrazione di muovere un segmento osseo: ma il muscolo si inserisce sull'osso grazie al tendine. E' il tendine -non è "allungabile"- che permette il movimento, in quanto rappresenta la "parte finale" del muscolo. Diverse cause possono portare ad una tendinite: in generale è uno sforzo muscolare ripetuto o inusuale, che "tira" troppo sul tendine, provoca una tendinite. In generale il riposo e la fisioterapia calmano i sintomi. La tendinite è caratterizzata da tre sintomi: un dolore alla palpazione diretta del tendine, un dolore alla sua contrazione muscolare contrastata e un dolore all'estensione passiva forzata del muscolo interessato. La miglior prevenzione della tendinite è lo stretching muscolare per poter "allungare" il muscolo: tanto più un muscolo è corto ed ipertrofico, tanto più il tendine sarà sottoposto a tensioni inutili e "infiammabile". Le tendiniti più "famose" sono l'epicondilite, la tendinite rotulea, la tendinite al ginocchio, la tendinite al gomito, la pubalgia, la tendinite alla spalla, la tendinite del bicipite, quella che colpisce il tendine d'Achille, ma -in regola generale- tutti i tendini possono andare incontro ad una sofferenza.*

Tendinite e patologie tendinee

I tendini sono robuste strutture fibrose, dal colorito madriperlaceo, che legano i muscoli alle ossa. Queste importanti strutture anatomiche funzionano pertanto come vere e proprie connessioni, in grado di trasformare in movimento la forza generata dalla contrazione muscolare.

Il termine patologie tendinee o tendinopatia raggruppa un insieme di malattie che interessano i tendini (tendiniti, tendinosi), la guaina sinoviale o peritenonio che li protegge (tenosinovite, paratenonite) o le strutture anatomiche adiacenti come le borse (borsiti). Spesso tutte queste condizioni sono presenti contemporaneamente e per questo motivo in codesto articolo verranno trattate globalmente.

Come tutte le strutture anatomiche anche i tendini possono andare incontro, con il passare del tempo, a fenomeni degenerativi. Le patologie tendinee sono infatti piuttosto frequenti nonostante la natura abbia dotato i tendini di una grossa resistenza alle sollecitazioni esterne (si calcola che durante la corsa la tensione applicata al tendine di Achille raggiunga i 9000 N che corrispondono, grosso modo, ad una tonnellata). Le lesioni solitamente si verificano nel punto di collegamento tra il tendine con il tessuto osseo e per questo motivo si parla spesso di "patologia inserzionale".

La tendinite è un processo infiammatorio che coinvolge uno o più dei 267 tendini presenti nel corpo umano. Tale infiammazione è comunemente causata dalla ripetizione cronica di microsollecitazioni che a lungo andare alterano la normale struttura delle fibrille. Si parla in questo caso di patolgia tendinea da sovraffaticamento.

Quando un tendine è sollecitato oltre il limite di sopportazione fisiologica, le fibrille che lo compongono subiscono delle lesioni più o meno ampie. Tali lacerazioni vengono riparate spontaneamente ma le nuove cellule formeranno un tessuto più vascolarizzato, disorganizzato e per questo meno resistente dell'originale. Si parla in questo caso di degenerazione tendinea che avrà come risultato finale una diminuzione della dimensione delle cellule (ipotrofia).

Se a tale degenerazione è associata una risposta infiammatoria si parla di tendinite in caso contrario di tendinosi. I tendini che si logorano più frequentemente sono quelli delle ginocchia, dei gomiti e della spalla (cuffia dei rotatori).

Cause e fattori di rischio

Nella stragrande maggioranza dei casi (97%) le degenerazioni tendinee sono causate dalla ripetizione continua di microtraumi (sovraffaticamento). Solo raramente un tendine sano può subire una rottura acuta da sovraccarico. I tendini sani, se sottoposti a tensioni eccessive, sono infatti talmente resistenti da lacerare il muscolo o il segmento osseo a cui sono attaccati. Se invece il tendine è indebolito da continui microtraumi la sua resistenza diminuisce poco a poco rendendolo più suscettibile alle lesioni.

La tendinopatia insorge solitamente in seguito a:

sovraccarico funzionale: aumento della frequenza e dell'intensità degli allenamenti, sovrallenamento

abbigliamento e calzature non adeguate

corsa su terreni sconnessi o particolarmente duri, scivolosi o troppo soffici come la sabbia

errata esecuzione tecnica dell'esercizio

squilibrio tra forza muscolare e resistenza tend

inea (frequente in chi assume steroidi anabolizzanti)

iniezioni locali di corticosteroidi

mancanza di riscaldamento globale e specifico

ripresa precoce degli allenamenti dopo un in

fortunio

vizi posturali

Più in generale le patologie tendinee insorgono a causa di un'attività fisica a cui non si è abituati. Per un atleta potrebbe trattarsi di un cambio radicale del programma di allenamento; per un sedentario di una nuova attività lavorativa o di uno sforzo fisico troppo impegnativo

. Talvolta le tendinopatie sono causate da patologie sistemiche come l'artrite reumatoide, la gotta, l'ipercolesterolemia o l'insufficienza renale.

Vi sono poi numerosi fattori congeniti che predispongono il soggetto alla tendinopatia come: dismetrie tra gli arti, difetti di assialità (anomalie nelle curve fisiologiche del rachide, valgismo o varismo delle ginocchia, conflitti articolari ecc.).

La tendinopatia è favorita dal ridotto flusso di sangue al tendine. Una bassa vascolarizzazione diminuisce infatti l'apporto di ossigeno e nutrienti rallentando i processi riparativi e favorendo quelli degenerativi. In questi casi la risposta infiammatoria è ridotta o assente e la malattia tende a cronicizzare: si parla pertanto di tendinosi. Questo quadro patologico interessa solitamente il tendine del muscolo sovraspinato proprio a 1-2 centimetri dalla sua inserzione sulla testa omerale, punto in cui la vascolar

izzazione è molto ridotta. Analogo discorso per la tendinosi Acchilea che colpisce l'omonimo tendine nel punto più povero di capillari, localizzato a circa 2-5 centimetri dalla sua inserzione calcaneare.

Anche l'invecchiamento e le variazioni ormonali favoriscono l'instaurarsi della patologia tendinea. In particolare gli atleti più anziani che riprendono gli allenamenti dopo

un lungo periodo di stop, sono maggiormente soggetti a lesioni tendinee complete. Questo perché con il passare degli anni tendini e muscoli perdono elasticità diventando più sensibili agli eventi traumatici.

Sintomi di una tendinite

Il sintomo principale della tendinopatia è il dolore localizzato nella sede anatomica in cui si trova il tendine coinvolto dalla lesione. Tale dolore si accentua o compare esclusivamente durante la palpazione dell'area interessata o durante movimenti attivi e passivi che coinvolgono in maniera importante il tendine lesionato. Spesso si registra un deficit nella forza dei muscoli collegati ai tendini lesionati.

Una rottura completa o parziale del tendine causa

un dolore acuto ed improvviso che insorge solitamente durante un movimento impegnativo. Gonfiore, ecchimosi e palpabilità della lesione sono proporzionali al numero di fibre lesionate.

Durante le attività sportive il dolore può essere percepito chiaramente all'inizio del riscaldamento per poi scomparire e ricomparire al termine della seduta.

Diagnosi

La risonanza magnetica, associata ad un'accurata anamnesi del paziente e ad un esame clinico approfondito, consente di diagnosticare correttamente le cause di do

lore tendineo. In particolare questa importante tecnica permette una valutazione dettagliata sia dell'estensione sia dell'entità della lesione.

Anche gli ultrasuoni (ecografia) sono in grado di valutare correttamente le patologie tendinee e pur essendo meno precisi della risonanza magnetica vengono spesso impiegati perché meno costosi e particolarmente utili nel monitorare il processo di guarigione.

Curare la tendinite

Nella fase acuta della malattia è importante sospendere l'attività che ha generato il dolore tendineo. L'articolazione dolente va successivamente messa a ri

poso e fatta esaminare da uno specialista. Se la sintomatologia dolorosa è poco accentuata, è bene attendere qualche giorno prima di rivolgersi al medico, che andrà contattato solo se il dolore non regredirà spontaneamente. Nell'attesa è possibile intraprendere una terapia anitinfiammatoria a base di pomate, cerotti o compresse.

Se il dolore insorge improvvisamente ed è molto inten

so, in attesa dei soccorsi, è bene applicare del ghiaccio sulla zona interessata, in modo da arrestare e controllare l'emorragia il più rapidamente possibile.

In base all'entità della lesione il medico potrà prescrivere farmaci antinfiammatori e un riposo più o meno lungo.

Al termine del periodo di immobilizzazione, gli eserci

zi di riabilitazione devono iniziare quanto più precocemente possibile e comunque entro due settimane dal trauma. I tendini infatti rispondono positivamente alle sollecitazioni esterne rinforzando le fibre appena rigenerate e orientandole lungo la direzione del movimento. Una mobilizzazione precoce è dunque un presupposto fondamentale per favorire il riacquisto della resistenza e della elasticità perduta, allontanando al tempo stesso il rischio di recidive.

Nella fase iniziale si possono eseguire esercizi isometrici a carico naturale (contrazione del muscolo senza movimento). Successivamente il programma riabilitativo della tendinite e delle patologie tendinee prosegue con l'introduzione di esercizi eccentrici associati a stretching. Entrambe queste tipologie di esercitazioni si sono infatti dimostrate particolarmente efficaci nel stimolare la guar

igione. Si tratta in ogni caso di esercitazioni potenzialmente pericolose, che vanno pertanto svolte esclusivamente sotto la supervisione di personale qualificato. Al termine della seduta è consigliata l'applicazione di ghiaccio per 5-10 minuti, in modo da ridurre edema e dolore. Manipolazioni, agopuntura, tens, ultrasuoni ed altre terapie fisiche possono essere scelte dal medico per int

egrare il programma riabilitativo.

Ipertermia

Si tratta di uno strumento terapeutico basato sull’utilizzo di radiazioni elettromagnetiche non ionizzanti. Il trattamento mediante ipertermia è indicato nelle patologi

e muscolo-scheletriche derivanti da un processo degenerativo (artrosi), da esiti traumatici (contusioni, ematomi, etc.) o da sovraccarichi funzionali (tendinite, tendinopatie inserzionali, etc.); in particolare l’ipertermia è stata utilizzata con successo nella cura di:

* Peritendiniti, tendiniti, tenosinoviti, tendinopatie inser

zionali, tendinosi
* Contratture, contusioni, elongazioni, lesioni 1° e 2° grado, miositi, ematomi
* Distorsioni, gonartrosi, coxartrosi, cervicoartrosi, lombartrosi, rizoartrosi
* Borsiti, fasciti, neuromi, tunnel carpale e tarsale

Prima del trattamento è opportuno conoscere in mani

era appropriata la patologia e le condizioni cliniche del soggetto ed è, quindi, indispensabile effettuare la terapia su prescrizione medica;

Il trattamento chirurgico è indicato per le lesioni complete o nel caso in cui i tendini non rispondano adeguatamente al trattamento riabilitativo. Nel primo cas

o si provvederà a ricucire i due capi il prima possibile, nel secondo a rimuovere il tessuto degenerato e a praticare un'incisione nel tendine per stimolanre il processo di rigenerazione spontanea. Le moderne tecniche chirurgiche intervengono, dove consentito, staccando un piccolo lembo di muscolo e ribaltando l'estremità mobile sul tendine lesionato. In questo modo si ottiene una guarigione più rap

ida, grazie allo stimolo esercitato dal tessuto muscolare sui processi di rigenerazione tendinea.

Prevenzione delle tendiniti

Concludiamo questo articolo elencando alcuni consigli per

prevenire tendiniti e tendinopatie:

tanto più un muscolo è accorciato e ipertrofico, tanto maggiore sarà il rischio di lesione, per questo motivo è bene iniziare e terminare ogni attività sportiva con qualche esercizio di stretching

anche il riscaldamento iniziale è molto importante pe

r prevenire infortuni di qualsiasi genere

equipaggiamento idoneo, particolare attenzione alle calzature

sapersi ascoltare, concedere al proprio corpo i giusti periodi di recupero

il dolore può essere un campanello d’allarme,

se compare è bene riposare o passare ad un’altra attività meno impegnativa

evitare di strafare, dopo un lungo periodo di inattività riprendere gradualmente la pratica sportiva

rispettare la corretta tecnica di esecuzione deg

li esercizi

Tendinite al ginocchio

La tendinite è un processo infiammatorio che coinvol

ge uno o più dei 267 tendini presenti nel corpo umano.

Esistono tre diversi tipi di tendinite al ginocchio: la tendinite del tendine rotuleo o patellare, la tendinite del muscolo quadricipite e la tendinite del popliteo.

Nella maggioranza dei casi il dolore al ginocchio è causato da un processo lesivo del tendine rotuleo, da cui deriva il nome di tendinopatia rotulea. Dal punto di vista

anatomico questo tendine assomiglia ad un robustissimo nastro appiattito che collega la parte inferiore della rotula (distale) con la parte prossimale della tibia.

Proprio perché collega tra loro due ossa e non un musco

lo con un osso viene spesso indicato come legamento patellare o rotuleo.

Questo tipo di tendinite al ginocchio, conosciuta anche come "ginocchio del saltatore" insorge generalmente a causa di un sovraccarico cronico del tendine rotuleo. I saltatori sono più soggetti a questo tipo di lesione, comune anche tra gli autotrasportatori e tra le persone che compi

ono regolarmente lunghi tragitti automobilistici.

Nello sport il tendine rotuleo è particolarmente sollecitato durante attività esplosive come balzi e scatti. Questo nastro fibroso agisce infatti come potente stabilizzatore della patella (o rotula) durante i movimenti estensori del ginocchio. Insieme alla componente muscolare e tendinea del quadricipite, di cui rappresenta il naturale proseguimento, il tendine rotuleo è parte integrante dell'a

pparato estensore del ginocchio.

Per tutti questi motivi la tendinite al ginocchio è frequente in sport come la pallavolo, il basket, il calcio e l'atletica.

Anche il tendine del muscolo quadricipite, che si inserisce nel

la parte superiore (prossimale) della rotula, può andare incontro a tendinite ed a lesioni. Questo tendine è tuttavia particolarmente robusto e si lesiona raramente. Le discipline sportive che prevedono forti accelerazioni degli arti inferiori seguite da brusche frenate sono più soggette a questo tipo di tendinite.

La tendinite poplitea è poco frequente e colpisce l'inserzione del

tendine popliteo sull'epicondilo laterale del femore. Questa lesione è comune nei podisti e nelle persone costrette a camminare in discesa con sovraccarico (ad esempio uno zaino). Il dolore, che compare generalmente sotto carico con il ginocchio leggermente flesso (15-30°), è localizzato nella parte esterna del ginocchio (condilo femorale laterale).

NOTE: raramente le lesioni tendineee del ginocchio sono dovute ad un eccessivo sovraccarico o ad un incidente. Un tendine sano è infatti estremamente resistente e si rompe con difficoltà. I soggetti anziani sono più sensibili a questo tipo di lesioni, dato che i tendini con il passare degli anni ed il disuso perdono buona parte dell'elasticità e della resistenza originale.

Il tendine rotuleo può andare incontro a processi degen

erativi anche a causa di difetti articolari, come un conflitto in flessione tra la superficie distale della rotula e lo stesso tendine, un eccessivo valgismo del ginocchio o una dismetria tra gli arti inferiori.

La tendinite può colpire il tendine rotuleo anche a livello della sua inserzione nella tibia: si parla in questo caso di malattia di Ogod-Schlatter. Questa patologia è comune n

egli adolescenti che hanno subito un accrescimento rapido.

Nei soggetti in fase di crescita è comune anche la malattia di Sinding-Larsen-Johansson che colpisce l'inserzione tendinea nel polo inferiore della rotula.

Sintomi

Dolore superficiale ben localizzato nella parte bassa (tendinite del rotuleo) o alta (tendinite del quadricipite) della patella e che si accentua sotto sforzo, in particolar modo durante i salti e quando ci si inginocchia. Se la patologia non viene curata il dolore è ingravescente nel tempo: da

pprima compare solo durante il riscaldamento, successivamente interferisce con la normale attività fisica ed infine compare anche a riposo.

Il dolore è evocato dalla palpazione di questa zona e talvolta è associato a gonfiore, calore e arrossamento locale.

In caso di lesione completa del tendine del muscolo qua

dricipite l'infortunato non può estendere attivamente la gamba ed avverte un dolore intenso. Analogo discorso se si verifica una rottura del tendine rotuleo. Entrambe queste situazioni sono estremamente rare e colpiscono solitamente i sollevatori di peso durante la fase di spinta.

Diagnosi

L'esame più adatto per diagnosticare una tendinite al ginocchio è la risonanza magnetica associata a radiografia. In questo modo è possibile visualizzare sia l'entità e l'estensione della lesione tendinea, sia la presenza di eventuali alterazioni a carico della rotula.

Anche l'ecografia, se eseguita da un radiologo esperto, cons

ente una diagnosi accurata, poco costosa e priva di effetti collaterali.

Trattamento, prevenzione e riabilita

zione: curare la tendinite

L'atleta deve innanzitutto sospendere l'attività sportiva che ha generato la tendinite. La somministrazione di farmaci antidolorofici favorisce la riduzione del gonfiore ed attenua il dolore nella fase acuta della malattia. Nelle 24-48 ore successive al trauma, soprattutto in presenza

di lesioni tendinee importanti, è utile l'applicazione locale di ghiaccio tre volte al giorno per dieci-venti minuti.

Contemporaneamente è consigliato lo stretching dei muscoli flessori della coscia (ischiocrurali). Successivamente, quando il dolore diminuisce, è bene iniziare il potenziament

o dei muscoli della coscia e della gamba abbinandolo ad

esercizi di allungamento:


lunedì 8 agosto 2011

"Dojo Eleonora" due parole per raccontarci


Dojo= è un termine giapponese che significa etimologicamente luogo (jō) dove si segue la via

Eleonora= il nostro Angelo che da lassù ci giuda e protegge.

La palestra Dojo Eleonora nasce a Mantova nel 2009 con lo scopo di insegnare l’arte della difesa personale utilizzando gli insegnamenti del Krav Maga (disciplina israeliana impiegata dalle forze dell’ordine e militari per difendersi).

Noi crediamo che tutti debbano avere l’opportunità di difendersi in caso di aggressione, pertanto uno dei nostri obiettivi è quello di aiutare moralmente e materialmente donne che subiscono o hanno subito violenze di ogni tipo.

Ogni provente dato dalla retta mensile degli allievi serve oltre che a pagare l’affitto dei locali ove ci alleniamo, a finanziare corsi gratuiti di antiaggressione-antistupro femminile.

Siamo circa una settantina di iscritti che trisettimanalmente si riuniscono per svolgere assieme l'attività sportiva di difesa personale. Questa passione con il tempo ci ha fatto diventare anche amici e non solo degli atleti .

Parte degli iscritti sono persone appartenenti alle forse dell’ordine ( Carabinieri, Polizia di stato, esercito, polizia municipale) ma una buona parte è costituita da giovani donne consapevoli della realtà che le circonda e che la frase “tanto a me non capiterà mai” potrebbe “purtroppo” non essere vera.

sabato 9 luglio 2011

LE TECNICHE DI PRESSIONE DEI PUNTI VITALI O "DIANXUE".


L'imperatore HUANGDI disse:

"Il Principio Yin e Yang è il Principio fondamentale dell'Universo.

E' il Principio di tutte le cose create.

Esso determina la trasformazione in progenitura;

esso è radice e sorgente di vita e morte e può dimorare anche nei templi degli dei"

"NEIJING SOUWEN",


http://www.youtube.com/watch?v=bmEa0FN5DhY

http://www.youtube.com/watch?v=xo_T9avaf_k

http://www.youtube.com/watch?v=YID0fsT1SbI

http://www.metacafe.com/watch/1584703/pressure_point_knockout/

http://www.youtube.com/watch?v=f_9Yuv0LSVw

http://dojoeleonora.blogspot.com/search/label/Punti%20di%20pressione%20STRIKES

Secondo la Medicina cinese, l'energia interna (QI) circola nel corpo umano attraverso14 meridiani, i quali in alcuni punti specifici del corpo, detti "Cavità" (XUE), la portano in superficie, consentendo di poter raggiungere le profondità e agendo sugli organi o sulle funzioni vitali collegate ai meridiani interessati.
Le cavità corrispondono ai punti vitali del nostro organismo e sono distribuiti su tutto il corpo lungo i meridiani. Possono essere trattati con agopuntura, shiatsu o moxa, ma rappresentano anche i punti vulnerabili che un praticante di arti marziali deve conoscere per realizzare la massima efficacia nel combattimento.

Le azioni sui punti vitali dell'agopuntura cinese possono essere distinte in PRESSIONI, PERCOSSE e PRESE CON PRESSIONE, utilizzando almeno 108 cavità specifiche, 72 delle quali possono giungere a provocare paralisi e 36 la morte.

Qui siamo a livelli molto, molto avanzati. Chiunque arrivi a padroneggiare tali tecniche e le aggiunge a quelle di proiezione, leva e strangolamento puo' diventare molto temibile. Questo e' il motivo per cui ogni scuola ha custodito gelosamente per secoli e secoli le sue scoperte riguardo a quei punti che, colpiti con precisione e la giusta pressione, possono provocare oltre a dolore e paralisi temporanea, lesioni permanenti e persino la morte.

Naturalmente per raggiungere tali effetti occorre conoscere profondamente questa disciplina, che prevede anche lo studio approfondito di tecnica, agopuntura e l'uso dell'energia interna (Qigong).

PUNTI MORTALI (o che provocano perdita di coscienza)
Alla testa
- Occhi, arcata sopraciliare e zigomi
- Tra gli occhi
- Tempie
- Fontanelle
- Sotto il naso
- Punta del mento
- Punta del mento laterale
- Apofisi mastoidea (dietro l'orecchio)
- Carotidi
- Laringe
Nella schiena
- Base delle scapole
- Tra le scapole
- Reni
- Coccige
- Sotto i glutei
Al corpo
- Sterno
- Apofisi xifoide dello sterno
- Plesso solare
- tra la 4a e la 5a costola
- tra la 5a e la 6a costola
- costole fluttuanti
- testicoli
- ombelico

PUNTI DOLOROSI (non mortali)

Al braccio
- Parte interna
- Parte superiore del polso
- Parte superiore della mano
- Articolazione interna del gomito

Alla gamba
- Parte superiore della coscia
- Parte superiore interna della coscia
- Base del polpaccio
- Rotula del ginocchio
- Tibia
- Caviglia
- Dorso del piede

Sulle cavità del corpo si possono esercitare pressioni dirette, soprattutto nelle azioni di lotta o nelle liberazioni da prese, percosse dirette nonchè prese con pressione su punto specifico, soprattutto nell'esecuzione di tecniche di leva, in cui l'azione sul punto associato amplifica l'effetto desiderato o semplifica l'azione di leva.*

Data la delicatezza e la pericolosità della materia in questione, il loro studio è riservato agli studenti di grado avanzato e di elevata statura morale.

Argomento già ampliamente trattato: :http://dojoeleonora.blogspot.com/search/label/Punti%20di%20pressione%20STRIKES

La difesa contro le armi da fuoco



Per molti la difesa personale contempla solo la protezione contro attacchi a mani vuote, con bastone e/o coltello.
Data la continua escalation di delinquenza organizzata e micro criminalità, in aggiunta al continuo aumento di gente che detiene un’arma da fuoco, sia legalmente che illegalmente, nel nostro tempo, diventa sempre più probabile trovarsi d’innanzi ad un' arma da fuoco spianata: per tale motivo molte scuole di difesa personale si sono “adeguate” a queste nuovi temi di sicurezza, per dare ai propri praticanti nozione di difesa personale contro minaccia da arma da fuoco, ma non tutti gli istruttori di difesa personale sono anche esperti di armi da fuoco.Chi si occupa di sicurezza e maneggia armi da fuoco ha cognizione che di fronte ad un’arma da fuoco, data in mano ad una persona che ha intenzione di usarla ci sono pochissime, se non nessuna, possibilità di uscirne vivo, se consideriamo poi che chi sa usare un’arma sicuramente non la punterebbe mai addosso a qualcuno ad una distanza del corpo a corpo, la percentuale di sopravvivere a tale attacco diventa veramente tenue.Per tale motivo chi si addentra in queste tematiche, prima ancora di conoscere e praticare all’infinito tali tecniche marziali, deve, a mio avviso, considerare almeno altri due fattori: primo, riflettere che se siamo minacciati da un aggressore armato il quale, anche se ha deciso di non spararci, la nostra reazione fisica potrebbe indurlo, in una situazione di conflitto e di stress psicofisico, a premere il grilletto nonostante la non intenzionalità dell’azione; secondo, la conoscenza approfondita del tipo di arma che ci troviamo puntati contro, modello, revolver, semiautomatica e, ancora, il tipo di meccanismo di funzionamento sono fondamentali per poter soppesare un eventuale intervento di autodifesa e/o qualsiasi azione di disarmo.Procedimenti questi che possono e debbono essere trattati solo da esperti istruttori di armi da fuoco, essere istruttore o maestro di questa o quella disciplina marziale non garantisce la giusta esperienza e conoscenza in materia di armi da fuoco, che andrebbe approfondita prima con allenamenti a secco e poi sui campi da tiro a segno sotto la stretta sorveglianza di professionisti del settore.Quindi è fondamentale premettere che non bisogna mai reagire ad una minaccia armata almeno che non abbiamo capito che verremo uccisi. Detto questo, prima di qualsiasi reazione è importante capire in base alla postura, alla prossemica, alla lunghezza delle braccia dell’assalitore armato, alla sua collocazione nello spazio, al suo atteggiamento mentale in quel particolare momento, come possiamo reagire per tentare una pericolosa e improbabile difesa da minaccia armata.Il modo particolare,dopo avere preso in seria considerazione i due punti sopracitati, è bene addestrarsi su tecniche di deviazione della volata dell'arma, tecniche di sgancio e arresto meccanico del cane e/o del carrello per causare, laddove fosse possibile, un inceppamento dell'arma rendendo possibile ed efficace la difesa.

M. Ciro Varone

"Summer Camp 2011"


Cari amici,

E' con grande soddisfazione che vi comunichiamo la programmazione del seminario formativo Fesik

"Summer Camp 2011".

Quest'anno il seminario verterà sul programma Security Force Fesik System, con particolare riferimento al

metodo d'insegnamento del nostro sistema S.F.F.S. rivolto alle forze di Polizia. Il seminario è aperto a tutti

i livelli, ai tecnici e agli allievi, ogni gruppo verrà diviso per grado e qualifica.

L'evento riveste una notevole importanza sotto il punto di vista della "ufficialità" e del contesto logistico, in

tal senso, grazie alla mediazione del Master Angelo Evangelisti, siamo la prima organizzazione ad entrare

ufficialmente all'interno di una scuola di Polizia di Stato.

Il seminario si terrà il 26-27-28 Agosto a Brescia, presso la prestigiosa Scuola di Polizia di Stato

POL.G.A.I.

Programma Genarale:

Venerdi 26 – dalle 17 alle 20- Pratica- introduzione al sitema S.F.F.S.

Sabato 27- dalle 8.30 alle 9.30 controllo e iscrizioni

Sabato 27- dalle 9.30- Benvenuto Comandante Pol.G.A.I. e apertura dei lavori

Sabato 27- dalle 9.30 alle 12.30 teroria e pratica

Sabato 27- dalle 15.30 alle 19.30 teroria e pratica

Domenica28- dalle 9.30 alle 12.30 Pratica

Domenica 28 dalle 13 in poi esami di qualifica

Costo seminario:

 euro 100 intero(3 giorni)

 euro 70 parziale (2 giorni)

 euro 50 parziale (1 giorno)

*per i tecnici è obbligatorio partecipare almeno ai due giorni di aggiornamento

Indicazioni logistiche e prenotazioni Hotel:

Abbiamo stipulato una convenzione molto vantaggiosa con:

**** MajesticHouse Conference & Restaurant di Castenedolo

(circa 10 KM dalla scuola di Polizia),di seguito le condizioni:

Prezzi:

€ 38,00 in camera doppia

€ 60,00 in camera singola

I prezzi si intendono a persona, a notte, servizio, tasse, IVA 10%, parcheggi, connessione WiFi e

prima colazione servita a buffet, tutto incluso.

La prenotazione alberhiera deve essere inviata direttamente a: MajesticHouse Conference &

Restaurant **** – Via Brescia, 49 , 25014 Castenedolo (Brescia) - Italy Tel 030 2130222 – Fax 030

2130077 info@majestichouse.it – www.majestichouse.it

Per quanto riguarda i pasti è possibile pranzare all’interno della mensa della scuola al costo di

8/9 euro a pranzo.

Importante:

La scuola di Polizia si riserva di fare ricerca sulla fedina penale di tutti i partecipanti, pertanto le iscrizioni

dovranno pervenire alla scrivente segreteria via mail o fax entro e non oltre il 10 Agosto 2011, dopo tale

data non potranno essere rilasciati i pass per entrare, nel modulo di iscrizione al seminario dovranno essere

inseriti i seguenti dati: Nome Cognome e data di nascita, il pagamento avverrà in loco. Non saranno

ammessi spettatori e accompagnatori, no video.

Il presidente Il direttore tecnico

Dott. Osvaldo Angelini M° Ciro Varone

sabato 2 luglio 2011

Buon compleanno Eleonora

1 Luglio 2011


Tu non sei mai sola,
hai un angelo accanto a te,
nei momenti più bui
ti stringe forte tra le ali e il cuore
e non ti lascia andare.
Tu non sei mai sola
hai il tuo angelo accanto a te,
nel silenzio dei tuoi giorni.
Noi non siamo mai soli perchè
ci sei tu accanto a noi

buon compleanno Eleonora

mercoledì 29 giugno 2011

Bullismo: il disagio giovanile




Educare non è cosa semplice poiché implica, in primis, il mettersi in discussione come padri, maestri, allenatori e/o educatori. Il giovane che non ha un buon esempio da seguire, arriva anche a dubitare del valore dell'essere uomo raziocinante.
Scrivere di questi temi è facile e scontato, ma allo stesso tempo è anche difficoltoso in quanto, una riflessione del genere, implica anche il dover riconoscere che al giorno d'oggi, sempre più spesso, la nostra società mostra di non amare i propri figli, di rinnegarli in quanto ne ha paura poiché essi rappresentano il risultato della nostra cattiva educazione e del nostro cattivo esempio. Tendiamo così a lasciare che questi si "brucino" con vari videogiochi, macchine potenti e allucinogeni di ultima generazione e, cosa ancora più grave, li rendiamo privi d'identità.
Quasi tutte le ricerche su questo tema descrivono le vittime del bullismo come ragazzi insicuri, sensibili e timorosi: ragazzi che hanno una scarsa autostima e poche capacità di confrontarsi con il mondo che li circonda.
Ma che cos'è il bullismo? e da cosa è caratterizzato? il bullismo è una patologia della relazione in cui i ruoli di vittima e di bullo tendono a cristallizzarsi nel tempo e nei diversi contesti. vi è bullismo nel momento in cui si è in presenza di aggressioni continuate nel tempo, squilibrio di potere nella relazione tra bullo e vittima e mancata provocazione da parte di quest'ultima. E’ inoltre molto utile distinguere tre diverse forme di tale patologia relazionale: il bullismo diretto, che può essere fisico o verbale, il bullismo indiretto, che si manifesta sotto una forma sociale e relazionale in cui vi è una pianificazione più alta e sofisticata e che si esprime nel dire falsità, far litigare le amiche ecc, e il cyber bullismo, il quale prevede la prevaricazione tramite le tecnologie.
Salmivalli ha identificato sei diversi modi in cui si può essere inseriti all'interno di una prevaricazione: esiste la figura del bullo, della vittima (passiva o provocatrice), gli aiutanti del bullo, i sostenitori del bullo (che incitano ma non intervengono fisicamente), gli esterni e, infine, i difensori della vittima.
Ciò che emerge sempre più frequentemente dall'analisi dal fenomeno del bullismo, è che molto spesso le vittime non intraprendono nessun tipo di attività fisica, né partecipano a giochi di squadra o attività sportive organizzate : tutto ciò sarebbe riconducibile ad un livello basso di autostima, inteso come la valutazione negativa globale del sé e, in maniera più specifica, anche ad un senso di inefficacia percepita, intesa come la percezione della propria incapacità d'azione in un determinato contesto ( in questo caso, il contesto dell'attività sportiva). Tali considerazioni potrebbero essere utili ai genitori per poter effettuare una sorta di screening comportamentale verso il proprio figlio/a fuori dall'ambiente domestico: anche uno scarso rendimento scolastico è
molto spesso indicativo di un possibile disagio che talvolta coincide con la situazione di vittima di prevaricazioni.
Secondo fonti autorevoli un buon aiuto ai ragazzi che soffrono di tale patologia relazionale, potrebbe essere dato attraverso un percorso di presa di coscienza delle proprie emozioni e delle proprie capacità e peculiarità: una condotta sociale stabile implica il saper riconoscere la propria dignità e autostima rispettando ruoli e diversità sociali. è essenziale, soprattutto in età adolescenziale, la costruzione della propria identità personale la quale può avvenire sia attraverso l'appartenenza a gruppi sociali genuini, sia attraverso le esperienze di vita, sia, come direbbe Rogers, attraverso l'accettazione incondizionata che i genitori devono mostrare nei confronti dei figli affinché questi si sentano accettati, e liberi di esprimere la propria identità accrescendo, contemporaneamente, la propria autostima.
Gli adulti dovrebbero chiedersi come e cosa potrebbero fare per i propri figli, sarebbe molto utile quindi attuare un'autocritica che, come noto, nella società occidentale non rappresenta affatto una modalità consueta di ragionamento. Il bullismo è figlio dell'atteggiamento che noi adottiamo verso i nostri simili e , pertanto, senza quasi rendercene conto, i nostri ragazzi rispecchiano ciò che noi siamo e ciò che facciamo.
Ciro Varone
Sara Varone

domenica 26 giugno 2011

Dojo Eleonora - Krav Maga Mantova



Dojo Eleonora - Krav Maga Mantova

fa parte del gruppo sportivo

dell’Associazione Nazionale della polizia

di stato (sez. Mantova)

giovedì 23 giugno 2011

Come è perché viene scelta la vittima


Per studiare la loro ipotesi, gli psicologi Rebekak Gunn, Lucy Johnston e Stephen Hudson hanno condotto tre esperimenti.
Al primo di questi hanno partecipato 71 donne; a queste é stato chiesto di vestire una tuta che aveva dei cerchi colorati in corrispondenza alle giunture e di camminare per una stanza.
Questo"scorazzare" veniva filmato e poi esaminato da un gruppo misto di persone. Compito di queste
ultime era stabilire se la donna ripresa fosse una vittima facile o difficile di uno stupro o di un'aggressione. I risultati hanno messo in luce delle osservazioni decisamente interessanti.
Le potenziali "prede" erano caratterizzate dal fatto di avere un passo piuttosto corto in rapporto alla loro altezza; sollevavano parecchio i piedi, mostravano una ridotta oscillazione delle braccia, camminavano in modo relativamente lento, con poco vigore e avevano una taglia piccola. Inoltre, nel camminare, tendevano a inclinarsi in avanti, all'indietro o di lato e, in generale, le loro movenze erano più esitanti e impacciate. Le donne che davano l'impressione di essere più coriacee, invece, avevano un passo piuttosto lungo e il loro peso era ben bilanciato nello spazio. Il loro incedere dava l'idea di essere deciso e composto.
La camminata era piuttosto regolare e i piedi venivano sollevati appena (dando l'idea di essere "ben piantati"); l'oscillazione delle braccia era ampia. In generale, risultavano sciolte, energiche, avevano un passo spedito e pesavano più della media. Anche il secondo esperimento ha dato risultati analoghi, ma le "vittime predestinate" questa volta erano i maschietti. La scelta di esaminare anche il sesso forte era legata alla constatazione che ad essere oggetto di certi tipi di aggressioni fisiche sono quasi sempre gli uomini. Sono così stati reclutati 50 volontari, cui è stato chiesto di "passeggiare" nella stessa stanza del primo esperimento. Un gruppo misto di 30 partecipanti doveva invece misurare con una scala di valori da 1 a 10 chi fosse più o meno "vulnerabile" ("1" equivaleva a "Vittima molto facile di un'aggressione"; mentre "10" era il valore attribuito agli individui che più difficilmente sarebbero stati oggetto di "quelle" attenzioni). In modo analogo a quanto emerso con i partecipanti femminili, gli uomini più "fragili" possedevano dei tratti distintivi: il passo era breve in relazione all'altezza; mostravano una certa fiacchezza e legnosità nel movimento ed apparivano gracili e sottopeso. Mentre il primo e il secondo studio avevano lo scopo di valutare l'effetto del tipo di movimento in rapporto alla vulnerabilità; nel terzo, i ricercatori hanno voluto esaminare quanto, al riguardo, incidano l'abbigliamento e il tipo di scarpe indossate. Anche in questo caso, i soggetti filmati erano donne.
I loro vestiti erano di tre tipi: la tuta del primo esperimento, dei pantaloni a gamba stretta oppure una gonna a tubo.
Anche quello che calzavano cambiava: in un caso, erano a piedi scalzi; nel secondo, con scarpe basse e nel terzo, con scarpe con il tacco a spillo. Il gruppo degli esaminatori era di 72 persone; metà di sesso maschile; metà femminile. Come negli altri due esperimenti, é risultato che un passo lento, corto e una certa rigidità (assieme a una limitata oscillazione delle braccia) segnalavano le vittime più facili.
Quanto ai capi di abbigliamento, come prevedibile, la gonna e le scarpe con il tacco rendevano la donna più "aggredibile"; più precisamente, questi due accessori conferivano alla "falcata" un andatura più incerta e frenata; costringevano, inoltre, a sollevare di più i piedi e ad andare più piano.
Studio tratto da : Rebekah E. Gunns, Lucy Johnston, Stephen M. Hudson: Victim selction and kinematics; a point-liht investigation of vulnerability to attack; Journal of nonverbal Behavior, vol. 26, n. 3, fall 2002
M. Ciro VARONE

lunedì 20 giugno 2011

Nuovo programma di formazione Krav Maga



FESIK Settore Krav Maga-segreteria nazionale- April 1, 2011

Cari amici,
In data 26 Marzo 2011, a Cattolica, si è riunita la commissione tecnica nazionale con il presidente del Settore Dr. Angelini Osvaldo e il direttore tecnico nazionale M° Ciro Varone, approvando le seguenti mozioni:
Attività di formazione a carettere nazionale:


1. Stage Tecnico Nazionale (aperto a tutti i livelli) dove verranno trattati i programmi tecnici nazionali d’esame e le novità dei progetti “educational” (tale stage si terrà indicativamente a fine marzo di ogni anno)


2. Summer Camp (aperto a tutti i livelli) si terrà indicativamente l’ultima settimana di Agosto, sarà dedicato in modo specifico al programma “Police S.F.F.S.” (security force fesik system).
N.B.
Per i tecnici che intendono insegnare e organizzare corsi specifici di Police S.F.F.S. sarà obbligatoria la partecipazione al Summer Camp e la licenza di insegnamento avrà validità annuale (da Agosto ad Agosto).
- I componenti della commissione tecnica nazionale sono incaricati per le diverse aeree geografiche di seguire e pianificare, di concerto con i delegati regionali, l’attività delle regioni affiliate al settore Krav Maga.
- I delegati regionali sotto la stretta supervisione della commissione tecnica nazionale potranno organizzare, nelle regioni di competenza, i corsi di formazione “ore educational” utili ai candidati per maturare le ore e le competenze teoriche/pratiche richieste per essere ammessi agli esami nazionali.
- Con la presenza dei delegati regionali e con almeno un membro della commissione tecnica nazionale incaricato si potranno sostenere in regione/provincia gli esami di qualifica “Trainer”.
Divisione area geografica e competenze territoriali:
per una più omogenea crescita tecnica e per garantire la massima trasparenza federale su tutto il territorio nazionale, ad ogni area geografica sono stati assegnati i membri della commissione tecnica nazionale:

Nord Italia:

- Sajetti Alessandro, Varone Antonio, Marco Ceccarini, Ramponi Daniele.v


Centro Italia:

- Giovanni Gogna, Alex Guarneri, Giovanni Gregoriv


Sud Italia:

- Angelo Evangelisti, Guarneri Alexv


Sud Isole:

- Ramponi Danielev




Il direttore tecnico nazionale potrà seguire su tutto il territorio nazionale tutte le attività federali.
v

* Referenti regionali e provinciali:
Lombardia: Scutari Angelo, Pavesi Davide, Ragno Riccardo, Boselli Italo (divisi per provincie)
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Piemonte: Scano Gianni, Cappe’ Valentina
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Valle D’Aosta: Vittonatti Gianni
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Emilia Romagna: Marco Giordano
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Abruzzo: Gabriele D’Alessio
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Triveneto: Del Pretto Daniela
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Sicilia: Eliseo Scarcella
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Sardegna: Ignazio De Martis
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Toscana,Liguria, Lazio, Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, Calabria: Commissione Tecnica nazionale
v
I referenti Regionali potranno essere integrati con altri candidati

Cordiali saluti
Il presidente
Dr. Angelini Osvaldo
Il direttore tecnico nazionale
M° Ciro Varone