Si organizza nel mese di Novembre un corso gratuito di Antiaggressione - Antistupro femminile, svolto da personale competente della Polizia di Stato e patrocinato
- dal Politecnico diMilano – Polo territoriale di Mantova
- dal Comune di Mantova.
Le tecniche utilizzate sono quelle del Krav Maga, sistema di combattimento a mani nude appositamente elaborato per uno scopo specifico: sopravvivere a qualsiasi aggressione.
Esso rappresenta una forma pura di autodifesa che prevede tecniche efficaci ed istintive per potersi difendere in ogni situazione.
Calendario corsi:
- Lunedi 7 novembre ore 18: lezione teorica
Presso l’Aula Bertani dell’Univesita Politecnico di Milano – Polo territoriale di Mantova, sito Piazzale d’Arco 3 Mantova,si svolgeràla presentazione del corso ove nell’occasione verranno trattati i seguenti argomenti:
Violenza Urbana, Violenza sulle donne, Stalking.
Per l’occasione i relatori saranno :
-il Presidente dell’Ass. Nazionale della Polizia di Stato Dott. Roberto MAMBRINI;
-Ispettore Capo della Polizia di Stato Daniele BELLOTTO;
-L’educatrice operante nel settore Jessica VANNI;
- Presidente Nazionale Krav Maga FESIK, Dott. Osvaldo ANGELINI:
-Ass. Capo della Polizia di Stato, Maestro della Federazione Europea Difesa Personale ed Istruttore di Krav Maga, Tecnico Nazionale Police Marco CECCARINI.
- - Moderatore dell'incontro Dott. Arch. Laura MICARELLI.
M Al termine vi sarà una dimostrazione pratica effettuata dagli alunni del Dojo Eleonora.
- Mercoledi 9 novembre dalle ore 20.00 alle ore 21.30:prova pratica
- Mercoledi 16novembre dalle ore 20.00 alle ore 21.30: prova pratica
- Mercoledi 23 novembre dalle ore 20.00 alle ore 21.30: prova pratica
- Mercoledi 30 novembre dalle ore 20.00 alle ore 21.30: prova pratica
Le lezioni pratiche saranno tenute dall’Istruttore di Krav Maga, TecnicoNazionale Police Marco CECCARINI, si svolgeranno presso la palestra dell’Istituto Tecnico Agrario Statale strozzi, sito in via dei toscani 3 a Mantova.
2° Stage Nazionale - settore Krav Maga direzione FESIK
organizzato da
Krav Maga Mantova - Dojo Eleonora
Lo stage sarà condotto dal direttore tecnico nazionale FESIK Maestro Ciro Varone
Stage aperto a tutti, principianti ed esperti
Orari:sabato 22 ottobre dalle ore 15.30 alle ore 18.30
Presso: il Palazzetto dello Sport sito in via Caduti del Lavoro
Levata di Curtatone – Mantova
Indicazioni stradali:Per chi proviene dall’autostrada del Brennero, uscita MANTOVA SUD proseguire per Mantovae alla rotonda di Cereseproseguire dritti (2 uscita) e dopo qualche km svoltare a sx per Levata di Curtatone. Il palazzetto si trova di fronte al magazzino METRO e accanto ha un parco pubblico.
Per maggiori informazioni: cel 331.36.98.208
Costo: Solo stage: 15 Euro
Con punti (3) budopass: 30 Euro
Attrezzatura richiesta: oltre alla normale attrezzatura ricordatevi di portare il Tonfa
Sono i quattro ingredienti di coesione della nostra palestra, essi ci hanno permesso di farci conoscere nel territorio e distinguerci.
Ad un mese dall’inaugurazione del nostro terzo anno consecutivo il nostro gruppo sportivo ha conquistato il patrocinio delle seguenti istituzioni pubbliche:
- Associazione Nazionale Polizia di Stato sez. di Mantova;
– Univ. Politecnico di Milano, polo territoriale di Mantova;
- Comune di Mantova;
- Comune di Curtatone;
- Comune di Rodigo.
Tutto ciò ci gratifica ed onora
Sapere che la nostra attività non è solo fine a se stessa ma, volta ad aiutare anche coloro che ne anno bisogno ci sprona a migliorarci ad essere sempre più propositivi.
Che l’attività fisica abbia numerosi effetti benefici è risaputo, al punto che ci sarebbe da domandarsi come mai ci siano in giro tanti reticenti che ancora si professano sedentari, quello che forse alcuni non sanno è relativo all’azione benefica dell’attività non solo sul piano fisico, ma anche su quello emotivo. Certamente dopo aver fatto sport “ci si sente meglio”, occorre però sempre discernere tra quella che è una sensazione magari frutto della suggestione, e quello che in concreto accade da un punto di vista biologico, poiché in questo modo si ha la certezza, oltre ogni dubbio, che esista un nesso di causalità.
A dirimere la questione ci hanno pensato i ricercatori dell’università del Wisconsin (USA) che, dopo uno studio condotto in primo luogo su dei topi da laboratorio, hanno ricercato le analogie con l’essere umano, pubblicando i risultati della ricerca sulla prestigiosa rivista Behavioral Neuroscience. In sintesi la ricerca ha coinvolto delle cavie da laboratorio che, dopo un periodo di lavoro fisico intenso e frequente (protratto per diverse settimane), sono state indotte in uno stato di immobilità. L’attività cerebrale rilevata, dopo qualche giorno in questa nuova condizione, era analoga a quella di topi tossicodipendenti in condizioni di astinenza.
Fatte le dovute proporzioni ed analogie con gli esseri umani, la conclusione che ne è scaturita è che l’attività fisica produce una condizione di miglioramento generale dell’umore che agisce efficacemente come antidepressivo, giungendo nelle persone predisposte ad innescare una sorta di dipendenza (e quindi di crisi d’astinenza in caso di interruzioni). Le discipline maggiormente inclini ad una simile situazione sarebbero la corsa e le attività di fondo in genere (ciclismo, scii, ecc.) oltre al lavoro con i sovraccarichi.
A ben pensarci è facile individuare condizioni analoghe in altri settori della vita, vale a dire di persone stressate che si sottopongono quasi in modo inconsapevole a grandi lavori di natura fisica poiché in qualche modo percepiscono un miglioramento della condizione. A voler fare un esempio forse abusato è tipica la condizione di una casalinga che percepisce l’insorgere di uno stato depressivo e che come risposta avvia intensi lavori domestici a rischio di esaurirsi fisicamente(1) . La pratica di attività sportive con un adeguato livello di intensità ovviamente non fa che provocare un’analoga risposta, per effetto del rilascio di endorfine, che hanno notoriamente attività antidepressiva, stabilizzante dell’umore e capaci di indurre una sensazione di appagamento. Le endorfine agiscono indirettamente nel rilascio di dopamina con incremento delle sensazioni piacevoli che, come detto, su alcuni possono innescare una sorta di dipendenza e, in quasi tutti gli altri, la ricerca di una condizione di benessere.
Si ritiene che il buddismo zen e le arti marziali abbiano avuto un fondatore comune, risultano, infatti, strettamente connesse la loro filosofia e la loro storia.
Si pensi che in un bassorilievo babilonese risalente a circa 5000 anni fa sono raffigurate situazioni di lotta a mani nude che ricordano molto le arti marziali asiatiche…anche da ciò si è da sempre ritenuto che la culla delle arti marziali da combattimento possa essere stata la Mesopotamia da dove è stato influenzato dapprima l’Oriente e, molti secoli dopo, l’Occidente: la lotta e il pugilato (Pancrazio) dei greci e dei romani avevano qualche affinità con i loro corrispettivi orientali.
Un elemento fondamentale delle tecniche di combattimento orientali deriva dalla tradizione religiosa e medica,l’uso calcolato della respirazione per acquistare forza, calma, velocità e scioltezza.
In molte scuole (RYU) la pratica si svolgeva in assoluta segretezza e la stessa esistenza della scuola era spesso tenuta nascosta alle autorità, le tecniche, spesso mortali, e le nozioni venivano trasmesse oralmente ed esclusivamente a coloro che giuravano di mantenere il segreto. Questa tradizione di segretezza rende difficile la ricerca, si ritiene, tuttavia, che le arti marziali, come le intendiamo noi ora, cominciarono a svilupparsi in India e in Cina verso il V secolo a.C.
Nel 350 a.C. un brillante stratega cinese, scrisseL’arte della guerra, che rappresenta ancora oggi uno dei classici per i militari di professione. Tuttavia è probabile che all’evoluzione delle arti marziali abbiano contribuito, oltre a quello militare, anche altri aspetti quali il brigantaggio, che costringeva mercanti viaggiatori ad assoldare guardie del corpo pronte ad affrontare combattimenti che si adattavano perfettamente al praticante di arti marziali.
Il leggendario monaco indiano, Bodhai Darma, considerato il fondatore del buddismo zen (chan in Cina), intorno al 500 d. C. insegnava un approccio nuovo al buddismo con esercizi di respirazione e tecniche di autodifesa. Si pensa che molte scuole di combattimento derivino dai suoi insegnamenti.
Le tecniche marziali praticate in Birmania, Tailandia, Malaysia, Indonesia e Corea, sono tutte affini alla lotta cinese; un discorso a parte, invece, merita il Giappone che, fortemente influenzato dalla cultura cinese, imparò velocemente e soprattutto sviluppò arti proprie. Ora il Giappone è il Paese dell’Asia con più varietà di arti marziali e con il maggior numero di praticanti in rapporto alla popolazione: è, infatti, materia di studio obbligatoria fino alle nostre Scuole Superiori.
In Occidente prima del 1900 ben poco si conosceva delle arti marziali orientali. L’interesse crebbe lentamente fino al 1950, quando i soldati alleati e i marinai, che avevano praticato arti marziali in Giappone ritornarono entusiasti di ciò che avevano imparato ed iniziarono ad insegnarlo in patria: il Maestro Gino Bianchi, in Italia, fondatore del Jiu Jitsu Metodo Bianchi e Bruce Lee, cresciuto nella occidentalizzata Hong Kong del dopoguerra, da madre americana e padre cinese e maturato negli Stati Uniti, fondatore del Jeet Kune do, rappresentano due ottimi esempi in questa direzione.
Ci vorrà, tuttavia, molto tempo prima che nascano Scuole che possano essere definite europee o americane tali da essere anche solo paragonate a quelle orientali.
Mercoledi: dalle 20 alle 21.30 - Tecniche di Krav Maga e Armi (bastone lungo metodo "Specnaz Baton" - bastone corto metodo FESIK Krav Maga - Tonfa - Nunchaku)
Venerdi: dalle 20 alle 21.30 - Tecniche di combattomento e randori
Le lezioni vengno effettuate dalle ore 20.00 alle ore 21.30, presso la palestra dell’Istituto Tecnico Agrario Statale Strozzi, sito a Mantova in via dei Toscani 3 ( di fronte alla caserma militare San Martino).
Per non sentirsi indifesi e per essere partecipi di un grande progetto
Quando sette anni fa il compianto Presidente della Fesik Carlo Henke mi chiese di occuparmi del settore difesa personale e del Krav Maga nello specifico all'interno della federazione, subito ci siamo detti: " Lasciamo stare i luoghi comuni e cominciamo a trattare seriamente il tema "difesa personale" con professionalità e con quel codice odontologico che ha sempre distinto la nostra federazione di karate , lo stesso che abbiamo messo anche nella formazione di questo delicato settore .
Questo è stato il primo pensiero che ci ha spinto, sin da subito, a trattare la difesa personale con metodologia, professionalità e , sopratutto con quella serietà che solo una grande e organizzata federazione, con alle spalle oltre vent'anni di storia può improntare.
Da allora, di acqua ne è passata sotto i ponti e molte sono state le conquiste, grandi e piccole, che abbiamo ottenuto anno dopo anno . Oggi possiamo affermare di essere una "vera federazione di Krav Maga" , strutturata e ben organizzata, composta da un referente del consiglio federale, nella persona del Maestro Francesco Romano Bonizzi dal presidente Dr. Osvaldo Angelini, dal Direttore Tecnico nazionale Maestro Ciro Varone , da otto membri che compongono la commissione tecnica nazionale,dai numerosi delegati regionali che di concerto con la commissione tecnica nazionale stanno lavorando intensamente per rendere sempre più grande e, soprattutto, preparati i tecnici federali presenti in tutte le regioni d'Italia.
Il settore Krav Maga FESIK non si è fermato, come da suggerimento del nostro presidente, alla mera tecnica di difesa personale, bensì siamo andati oltre, creando programmi personalizzati, progetti educativi, piani di lavoro rivolti alle forze dell'ordine e a quanti fanno della sicurezza il proprio mestiere.
A fronte di questi progetti innovativi, che hanno riscontrato grandi consensi, siamo riusciti a creare uno team professionale composti da formatori dei corpi di Polizia, Psicologi, preparatori atletici ed esperti di criminologia che assieme hanno dato corpo a tre programmi ben definiti e esaurienti , ognuno rivolto ad un particolare segmento di mercato:
1. Civilian Defense (rivolto a quanti vogliono apprendere il krav maga per la difesa personale
2. "Donna Sicura" (studiato per le donne che hanno poco tempo e vogliono focalizzarsi su tecniche, tematiche, e aspetti psicologici che riguardano la difesa personale basate sugli ultimi studi derivati dal Combat Stress)
3. Security Force Fesik System (un metodo pragmatico e innovativo rivolto alle forze di polizia in servizio attivo che scardina la vecchia e obsoleta dottrina tradizionale delle tecniche operative)
Il terzo di questi programmi è stato messo a punto con specialisti del settore della sicurezza tra i migliori al mondo, istruttori che da anni si occupano di formare, in Italia e nei scenari operativi del medio oriente, operatori della sicurezza privata e pubblica: la bontà della proposta "Security Force Fesik System", programma riservato alle forze dell'ordine e ai tecnici Fesik che vogliono essere abilitati e preparati professionalmente ad insegnare alle forze dell'ordine, ha già ricevuto unanimi consensi dagli addetti ai lavori, pertanto il progetto formativo verrà ampiamente provato ed esposto a fine agosto durante il seminario "Summer Camp Police" che si terrà all'interno della prestigiosa suola di Polizia di Stato Polgai di Brescia.
La Fesik attualmente è la prima federazione che può vantarsi di questo pregevole risultato, una trattazione che impegnerà per tre intere giornate un centinaio di tecnici e altrettanto appartenenti alle forze
dell'ordine che provenienti da tutta penisola potranno fregiarsi di partecipare ad un evento unico nel suo genere.
La tendinite è l'infiammazione di un tendine. Per capire come insorge una tendinite, bisogna conoscere la differenza tra un muscolo ed un tendine. Il muscolo permette grazie alla sua contrazione di muovere un segmento osseo: ma il muscolo si inserisce sull'osso grazie al tendine. E' il tendine -non è "allungabile"- che permette il movimento, in quanto rappresenta la "parte finale" del muscolo. Diverse cause possono portare ad una tendinite: in generale è uno sforzo muscolare ripetuto o inusuale, che "tira" troppo sul tendine, provoca una tendinite. In generale il riposo e la fisioterapia calmano i sintomi. La tendinite è caratterizzata da tre sintomi: un dolore alla palpazione diretta del tendine, un dolore alla sua contrazione muscolare contrastata e un dolore all'estensione passiva forzata del muscolo interessato. La miglior prevenzione della tendinite è lo stretching muscolare per poter "allungare" il muscolo: tanto più un muscolo è corto ed ipertrofico, tanto più il tendine sarà sottoposto a tensioni inutili e "infiammabile". Le tendiniti più "famose" sono l'epicondilite, la tendinite rotulea, la tendinite al ginocchio, la tendinite al gomito, la pubalgia, la tendinite alla spalla, la tendinite del bicipite, quella che colpisce il tendine d'Achille, ma -in regola generale- tutti i tendini possono andare incontro ad una sofferenza.*
Tendinite e patologie tendinee
I tendini sono robuste strutture fibrose, dal colorito madriperlaceo, che legano i muscoli alle ossa. Queste importanti strutture anatomiche funzionano pertanto come vere e proprie connessioni, in grado di trasformare in movimento la forza generata dalla contrazione muscolare.
Il termine patologie tendinee o tendinopatia raggruppa un insieme di malattie che interessano i tendini (tendiniti, tendinosi), la guaina sinoviale o peritenonio che li protegge (tenosinovite, paratenonite) o le strutture anatomiche adiacenti come le borse (borsiti). Spesso tutte queste condizioni sono presenti contemporaneamente e per questo motivo in codesto articolo verranno trattate globalmente.
Come tutte le strutture anatomiche anche i tendini possono andare incontro, con il passare del tempo, a fenomeni degenerativi. Le patologie tendinee sono infatti piuttosto frequenti nonostante la natura abbia dotato i tendini di una grossa resistenza alle sollecitazioni esterne (si calcola che durante la corsa la tensione applicata al tendine di Achille raggiunga i 9000 N che corrispondono, grosso modo, ad una tonnellata). Le lesioni solitamente si verificano nel punto di collegamento tra il tendine con il tessuto osseo e per questo motivo si parla spesso di "patologia inserzionale".
La tendinite è un processo infiammatorio che coinvolge uno o più dei 267 tendini presenti nel corpo umano. Tale infiammazione è comunemente causata dalla ripetizione cronica di microsollecitazioni che a lungo andare alterano la normale struttura delle fibrille. Si parla in questo caso di patolgia tendinea da sovraffaticamento.
Quando un tendine è sollecitato oltre il limite di sopportazione fisiologica, le fibrille che lo compongono subiscono delle lesioni più o meno ampie. Tali lacerazioni vengono riparate spontaneamente ma le nuove cellule formeranno un tessuto più vascolarizzato, disorganizzato e per questo meno resistente dell'originale. Si parla in questo caso di degenerazione tendinea che avrà come risultato finale una diminuzione della dimensione delle cellule (ipotrofia).
Se a tale degenerazione è associata una risposta infiammatoria si parla di tendinite in caso contrario di tendinosi. I tendini che si logorano più frequentemente sono quelli delle ginocchia, dei gomiti e della spalla (cuffia dei rotatori).
Cause e fattori di rischio
Nella stragrande maggioranza dei casi (97%) le degenerazioni tendinee sono causate dalla ripetizione continua di microtraumi (sovraffaticamento). Solo raramente un tendine sano può subire una rottura acuta da sovraccarico. I tendini sani, se sottoposti a tensioni eccessive, sono infatti talmente resistenti da lacerare il muscolo o il segmento osseo a cui sono attaccati. Se invece il tendine è indebolito da continui microtraumi la sua resistenza diminuisce poco a poco rendendolo più suscettibile alle lesioni.
La tendinopatia insorge solitamente in seguito a:
sovraccarico funzionale: aumento della frequenza e dell'intensità degli allenamenti, sovrallenamento
abbigliamento e calzature non adeguate
corsa su terreni sconnessi o particolarmente duri, scivolosi o troppo soffici come la sabbia
errata esecuzione tecnica dell'esercizio
squilibrio tra forza muscolare e resistenza tend
inea (frequente in chi assume steroidi anabolizzanti)
iniezioni locali di corticosteroidi
mancanza di riscaldamento globale e specifico
ripresa precoce degli allenamenti dopo un in
fortunio
vizi posturali
Più in generale le patologie tendinee insorgono a causa di un'attività fisica a cui non si è abituati. Per un atleta potrebbe trattarsi di un cambio radicale del programma di allenamento; per un sedentario di una nuova attività lavorativa o di uno sforzo fisico troppo impegnativo
. Talvolta le tendinopatie sono causate da patologie sistemiche come l'artrite reumatoide, la gotta, l'ipercolesterolemia o l'insufficienza renale.
Vi sono poi numerosi fattori congeniti che predispongono il soggetto alla tendinopatia come: dismetrie tra gli arti, difetti di assialità (anomalie nelle curve fisiologiche del rachide, valgismo o varismo delle ginocchia, conflitti articolari ecc.).
La tendinopatia è favorita dal ridotto flusso di sangue al tendine. Una bassa vascolarizzazione diminuisce infatti l'apporto di ossigeno e nutrienti rallentando i processi riparativi e favorendo quelli degenerativi. In questi casi la risposta infiammatoria è ridotta o assente e la malattia tende a cronicizzare: si parla pertanto di tendinosi. Questo quadro patologico interessa solitamente il tendine del muscolo sovraspinato proprio a 1-2 centimetri dalla sua inserzione sulla testa omerale, punto in cui la vascolar
izzazione è molto ridotta. Analogo discorso per la tendinosi Acchilea che colpisce l'omonimo tendine nel punto più povero di capillari, localizzato a circa 2-5 centimetri dalla sua inserzione calcaneare.
Anche l'invecchiamento e le variazioni ormonali favoriscono l'instaurarsi della patologia tendinea. In particolare gli atleti più anziani che riprendono gli allenamenti dopo
un lungo periodo di stop, sono maggiormente soggetti a lesioni tendinee complete. Questo perché con il passare degli anni tendini e muscoli perdono elasticità diventando più sensibili agli eventi traumatici.
Sintomi di una tendinite
Il sintomo principale della tendinopatia è il dolore localizzato nella sede anatomica in cui si trova il tendine coinvolto dalla lesione. Tale dolore si accentua o compare esclusivamente durante la palpazione dell'area interessata o durante movimenti attivi e passivi che coinvolgono in maniera importante il tendine lesionato. Spesso si registra un deficit nella forza dei muscoli collegati ai tendini lesionati.
Una rottura completa o parziale del tendine causa
un dolore acuto ed improvviso che insorge solitamente durante un movimento impegnativo. Gonfiore, ecchimosi e palpabilità della lesione sono proporzionali al numero di fibre lesionate.
Durante le attività sportive il dolore può essere percepito chiaramente all'inizio del riscaldamento per poi scomparire e ricomparire al termine della seduta.
Diagnosi
La risonanza magnetica, associata ad un'accurata anamnesi del paziente e ad un esame clinico approfondito, consente di diagnosticare correttamente le cause di do
lore tendineo. In particolare questa importante tecnica permette una valutazione dettagliata sia dell'estensione sia dell'entità della lesione.
Anche gli ultrasuoni (ecografia) sono in grado di valutare correttamente le patologie tendinee e pur essendo meno precisi della risonanza magnetica vengono spesso impiegati perché meno costosi e particolarmente utili nel monitorare il processo di guarigione.
Curare la tendinite
Nella fase acuta della malattia è importante sospendere l'attività che ha generato il dolore tendineo. L'articolazione dolente va successivamente messa a ri
poso e fatta esaminare da uno specialista. Se la sintomatologia dolorosa è poco accentuata, è bene attendere qualche giorno prima di rivolgersi al medico, che andrà contattato solo se il dolore non regredirà spontaneamente. Nell'attesa è possibile intraprendere una terapia anitinfiammatoria a base di pomate, cerotti o compresse.
Se il dolore insorge improvvisamente ed è molto inten
so, in attesa dei soccorsi, è bene applicare del ghiaccio sulla zona interessata, in modo da arrestare e controllare l'emorragia il più rapidamente possibile.
In base all'entità della lesione il medico potrà prescrivere farmaci antinfiammatori e un riposo più o meno lungo.
Al termine del periodo di immobilizzazione, gli eserci
zi di riabilitazione devono iniziare quanto più precocemente possibile e comunque entro due settimane dal trauma. I tendini infatti rispondono positivamente alle sollecitazioni esterne rinforzando le fibre appena rigenerate e orientandole lungo la direzione del movimento. Una mobilizzazione precoce è dunque un presupposto fondamentale per favorire il riacquisto della resistenza e della elasticità perduta, allontanando al tempo stesso il rischio di recidive.
Nella fase iniziale si possono eseguire esercizi isometrici a carico naturale (contrazione del muscolo senza movimento). Successivamente il programma riabilitativo della tendinite e delle patologie tendinee prosegue con l'introduzione di esercizi eccentrici associati a stretching. Entrambe queste tipologie di esercitazioni si sono infatti dimostrate particolarmente efficaci nel stimolare la guar
igione. Si tratta in ogni caso di esercitazioni potenzialmente pericolose, che vanno pertanto svolte esclusivamente sotto la supervisione di personale qualificato. Al termine della seduta è consigliata l'applicazione di ghiaccio per 5-10 minuti, in modo da ridurre edema e dolore. Manipolazioni, agopuntura, tens, ultrasuoni ed altre terapie fisiche possono essere scelte dal medico per int
egrare il programma riabilitativo.
Ipertermia
Si tratta di uno strumento terapeutico basato sull’utilizzo di radiazioni elettromagnetiche non ionizzanti. Il trattamento mediante ipertermia è indicato nelle patologi
e muscolo-scheletriche derivanti da un processo degenerativo (artrosi), da esiti traumatici (contusioni, ematomi, etc.) o da sovraccarichi funzionali (tendinite, tendinopatie inserzionali, etc.); in particolare l’ipertermia è stata utilizzata con successo nella cura di:
Prima del trattamento è opportuno conoscere in mani
era appropriata la patologia e le condizioni cliniche del soggetto ed è, quindi, indispensabile effettuare la terapia su prescrizione medica;
Il trattamento chirurgico è indicato per le lesioni complete o nel caso in cui i tendini non rispondano adeguatamente al trattamento riabilitativo. Nel primo cas
o si provvederà a ricucire i due capi il prima possibile, nel secondo a rimuovere il tessuto degenerato e a praticare un'incisione nel tendine per stimolanre il processo di rigenerazione spontanea. Le moderne tecniche chirurgiche intervengono, dove consentito, staccando un piccolo lembo di muscolo e ribaltando l'estremità mobile sul tendine lesionato. In questo modo si ottiene una guarigione più rap
ida, grazie allo stimolo esercitato dal tessuto muscolare sui processi di rigenerazione tendinea.
Prevenzione delle tendiniti
Concludiamo questo articolo elencando alcuni consigli per
prevenire tendiniti e tendinopatie:
tanto più un muscolo è accorciato e ipertrofico, tanto maggiore sarà il rischio di lesione, per questo motivo è bene iniziare e terminare ogni attività sportiva con qualche esercizio di stretching
La tendinite è un processo infiammatorio che coinvol
ge uno o più dei 267 tendini presenti nel corpo umano.
Esistono tre diversi tipi di tendinite al ginocchio: la tendinite del tendine rotuleo o patellare, la tendinite del muscolo quadricipite e la tendinite del popliteo.
Nella maggioranza dei casi il dolore al ginocchio è causato da un processo lesivo del tendine rotuleo, da cui deriva il nome di tendinopatia rotulea. Dal punto di vista
anatomico questo tendine assomiglia ad un robustissimo nastro appiattito che collega la parte inferiore della rotula (distale) con la parte prossimale della tibia.
Proprio perché collega tra loro due ossa e non un musco
lo con un osso viene spesso indicato come legamento patellare o rotuleo.
Questo tipo di tendinite al ginocchio, conosciuta anche come "ginocchio del saltatore" insorge generalmente a causa di un sovraccarico cronico del tendine rotuleo. I saltatori sono più soggetti a questo tipo di lesione, comune anche tra gli autotrasportatori e tra le persone che compi
ono regolarmente lunghi tragitti automobilistici.
Nello sport il tendine rotuleo è particolarmente sollecitato durante attività esplosive come balzi e scatti. Questo nastro fibroso agisce infatti come potente stabilizzatore della patella (o rotula) durante i movimenti estensori del ginocchio. Insieme alla componente muscolare e tendinea del quadricipite, di cui rappresenta il naturale proseguimento, il tendine rotuleo è parte integrante dell'a
pparato estensore del ginocchio.
Per tutti questi motivi la tendinite al ginocchio è frequente in sport come la pallavolo, il basket, il calcio e l'atletica.
Anche il tendine del muscolo quadricipite, che si inserisce nel
la parte superiore (prossimale) della rotula, può andare incontro a tendinite ed a lesioni. Questo tendine è tuttavia particolarmente robusto e si lesiona raramente. Le discipline sportive che prevedono forti accelerazioni degli arti inferiori seguite da brusche frenate sono più soggette a questo tipo di tendinite.
La tendinite poplitea è poco frequente e colpisce l'inserzione del
tendine popliteo sull'epicondilo laterale del femore. Questa lesione è comune nei podisti e nelle persone costrette a camminare in discesa con sovraccarico (ad esempio uno zaino). Il dolore, che compare generalmente sotto carico con il ginocchio leggermente flesso (15-30°), è localizzato nella parte esterna del ginocchio (condilo femorale laterale).
NOTE: raramente le lesioni tendineee del ginocchio sono dovute ad un eccessivo sovraccarico o ad un incidente. Un tendine sano è infatti estremamente resistente e si rompe con difficoltà. I soggetti anziani sono più sensibili a questo tipo di lesioni, dato che i tendini con il passare degli anni ed il disuso perdono buona parte dell'elasticità e della resistenza originale.
Il tendine rotuleo può andare incontro a processi degen
erativi anche a causa di difetti articolari, come un conflitto in flessione tra la superficie distale della rotula e lo stesso tendine, un eccessivo valgismo del ginocchio o una dismetria tra gli arti inferiori.
La tendinite può colpire il tendine rotuleo anche a livello della sua inserzione nella tibia: si parla in questo caso di malattia di Ogod-Schlatter. Questa patologia è comune n
egli adolescenti che hanno subito un accrescimento rapido.
Nei soggetti in fase di crescita è comune anche la malattia di Sinding-Larsen-Johansson che colpisce l'inserzione tendinea nel polo inferiore della rotula.
Sintomi
Dolore superficiale ben localizzato nella parte bassa (tendinite del rotuleo) o alta (tendinite del quadricipite) della patella e che si accentua sotto sforzo, in particolar modo durante i salti e quando ci si inginocchia. Se la patologia non viene curata il dolore è ingravescente nel tempo: da
pprima compare solo durante il riscaldamento, successivamente interferisce con la normale attività fisica ed infine compare anche a riposo.
Il dolore è evocato dalla palpazione di questa zona e talvolta è associato a gonfiore, calore e arrossamento locale.
In caso di lesione completa del tendine del muscolo qua
dricipite l'infortunato non può estendere attivamente la gamba ed avverte un dolore intenso. Analogo discorso se si verifica una rottura del tendine rotuleo. Entrambe queste situazioni sono estremamente rare e colpiscono solitamente i sollevatori di peso durante la fase di spinta.
Diagnosi
L'esame più adatto per diagnosticare una tendinite al ginocchio è la risonanza magnetica associata a radiografia. In questo modo è possibile visualizzare sia l'entità e l'estensione della lesione tendinea, sia la presenza di eventuali alterazioni a carico della rotula.
Anche l'ecografia, se eseguita da un radiologo esperto, cons
ente una diagnosi accurata, poco costosa e priva di effetti collaterali.
Trattamento, prevenzione e riabilita
zione: curare la tendinite
L'atleta deve innanzitutto sospendere l'attività sportiva che ha generato la tendinite. La somministrazione di farmaci antidolorofici favorisce la riduzione del gonfiore ed attenua il dolore nella fase acuta della malattia. Nelle 24-48 ore successive al trauma, soprattutto in presenza
di lesioni tendinee importanti, è utile l'applicazione locale di ghiaccio tre volte al giorno per dieci-venti minuti.
Contemporaneamente è consigliato lo stretching dei muscoli flessori della coscia (ischiocrurali). Successivamente, quando il dolore diminuisce, è bene iniziare il potenziament
o dei muscoli della coscia e della gamba abbinandolo ad
Dojo= è un termine giapponese che significa etimologicamente luogo (jō) dove si segue la via
Eleonora= il nostro Angelo che da lassù ci giuda e protegge.
La palestra Dojo Eleonora nasce a Mantova nel 2009 con lo scopo di insegnare l’arte della difesa personale utilizzando gli insegnamenti del Krav Maga (disciplina israeliana impiegata dalle forze dell’ordine e militari per difendersi).
Noi crediamo che tutti debbano avere l’opportunità di difendersi in caso di aggressione, pertanto uno dei nostri obiettivi è quello di aiutare moralmente e materialmente donne che subiscono o hanno subito violenze di ogni tipo.
Ogni provente dato dalla retta mensile degli allievi serve oltre che a pagare l’affitto dei locali ove ci alleniamo, a finanziare corsi gratuiti di antiaggressione-antistupro femminile.
Siamo circa una settantina di iscritti che trisettimanalmente si riuniscono per svolgere assieme l'attività sportiva di difesa personale. Questa passione con il tempo ci ha fatto diventare anche amici e non solo degli atleti .
Parte degli iscritti sono persone appartenenti alle forse dell’ordine ( Carabinieri, Polizia di stato, esercito, polizia municipale) ma una buona parte è costituita da giovani donne consapevoli della realtà che le circonda e che la frase “tanto a me non capiterà mai” potrebbe “purtroppo” non essere vera.